SERALE

Al suono della caldaia che vibra vicino al mio letto mi chiedo,
in lacrime:
Am I loved? Am I truly loved? Do I even know what love is?

Cosa voglio fare? Cosa sono brava a fare?
Chi sono le persone intorno a me?
Ho veramente degli amici? Who can I talk to if I need it? Le mie amiche non esistono più. Loro non mi servono, e solo ora realizzo che neanche io servo a loro. Ho sempre notato quanto poco fossero interessate a me e quanto poco contassi.
Solo ora realizzo che anche per me loro non contano più niente.
È il vedersi ogni giorno che costituisce un’amicizia? Shouldn’t it be able to live on even without being close?

Is he near to me?
I don’t know what I feel for him. Do I really love him? Ci siamo solo abituati a sentirci tutti i giorni e a raccontarci delle nostre giornate? È l’affetto che ci unisce? Il bisogno di qualcuno?
Non lo so più.
C’è qualcuno che mi ama? Che mi ama davvero come persona, individuo, essere umano che cammina e vive e mangia sulla terra insieme ad altri otto miliardi. E non come corpo da tenere stretto o come statua a cui parlare e a chiedere aiuto.
Cosa sono per gli altri?
Who am I to others?

I see myself always waiting for the right time to start doing things. But what is it that I want to do?
Should I be alone to really grow? Do I need loneliness to shape myself into the person I want to become? Loneliness is scary.
Stare soli fa schifo. Quasi non mi ricordo cosa vuol dire dopo tutto questo tempo. The only thing that stays is the wondering on what it means to be loved. How can I be so ungrateful, having all that I want?
Dal letame nascono i fiori.
What do the people around me mean to me?
Why do I secretly want to become the people I often criticize? O meglio, why do I secretly criticize the people I want to be like?
I’m not talking like someone who doesn’t want to live anymore. The problem is that I want to live, so very much. I don’t know what direction to take. I don’t really know myself clearly.
Some days I just wake up with such a strong hate towards people. I would inadvertently fake conversations in my head where I tell people whatever I think of them.
That’s not healthy.

I should go to bed and just forget about it.
The hardest thing is that now I recognize how much I am in need of people. I need the right people to surround me and to have positive influence on me. Until now I thought I could do just fine by only being me. The truth is, I need others. But I don’t know them, truly.
I don’t know anybody.
Not even myself.

What do I need? Non so rispondere perché non mi conosco.


Valentina Benassi nasce nel 2001 in provincia di Modena, dove vive fino ai 18 anni. Successivamente si trasferisce a Milano per studiare Economia per l’Arte.
Questo cambiamento così anelato si rivela anche difficile da affrontare. Prova a dargli un senso con la scrittura, ma non è abbastanza.
In questo scompiglio scopre la fotografia, grazie a suo zio che le regala una vecchia Olympus mju. Sarà lui a inspirarla e spingerla ad esplorare la vita
milanese attraverso la fotografia analogica. La sua ricerca si basa sulla rappresentazione della giovinezza, come documentazione della propria vita e riflessione sulla propria identità in evoluzione. Parallelamente alla scrittura, la fotografia diventa un mezzo con il quale concretizza le sue riflessioni e cattura quello che altrimenti passerebbe inosservato.