Tag: Ivano Ferrari Macello

Poesia del macello, macelleria pittorica. Parola e figura dal corpo alla carne: Ferrari e Bacon

Ficco dita nelle narici dure
del toro decapitato
cerco intimità e pensiero
in quel vigore moncato
quando potrei avere colme
le mani di mammelle

Scene. Una goccia di sperma cade nella vasca del sangue, in una mattina di forte macellazione. La bava degli animali stramazzati esce dalle loro bocche e invade tutto, la gabbia, la canaletta del sangue, il camminamento dei bovini, la postazione in cui si attaccano le etichette, il laboratorio, gli spogliatoi e gli uffici. Bava. E poi sangue, merda, sperma. Topi e larve, vermi e mosche, divorano carogne e carne guasta. Odore di putrefazione. Un toro, in fila per la macellazione, sodomizza il compagno davanti. Un altro scappa. Un vitello e una manzarda si accoppiano l’ultima notte della loro vita. Feti bovini sparati. Placenta. Maiali appesi impazziti di luce. E poi ancora agnelli, gatti, colombi malnati, cani senza contratto. E gli uomini dalle orbite verdastre, i boia, i praticanti, gli addetti, i macellatori. La partita durante l’intervallo, la palla: il cuore sodo di un toro. Le canzoni d’amore cantate mentre si riempiono d’acqua i budelli. E il poeta, mentre si aggrappa a una bestia morta dondolante. Mentre appoggia le labbra sulla vagina di una macellanda, o le inserisce in vagina un foglietto in cui ha scribacchiato velocemente dei versi. Infila le dita negli sfinteri, negli orifizi e nelle narici degli animali. Accarezza teste mozzate nel lavatoio, si ritrova come sciarpa un pene di toro. Annusa il culo di un vitello in attesa del macello.