Essere Freelance. Il mondo sommerso dei racconti dal fronte (e non solo).

Cosa significa essere Freelance?

Il giornalista Freelance è colui che, non facendo parte di alcuna testata giornalistica da un punto di vista dell’organizzazione, è costretto – raramente da una pura volontà personale – a vendere al miglior offerente il proprio pezzo. Reportage di guerra, sociali, di viaggio, che ci capita molto spesso di leggere sulle maggiori testate. Ci lasciano stupiti, emozionati, toccati, coinvolti e tanto altro ancora. Tutto perfetto per chi è un incosciente fruitore del lavoro di queste menti ma, come sempre accade nel mondo moderno, è tutto frutto di un’accanita competizione, di una spietata concorrenza all’ultimo sangue/minuto, per accaparrarsi uno straccio di paga, senza la minima tutela, spesso rischiando anche la vita.

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E’ il caso di francesca Borri, grazie alla cui testimonianza –

è esploso un acceso dibattito. Francesca è una reporter plurilaureata che adesso si trova in Siria, dopo un grande impegno di cronaca a Gaza e prima ancora in kosovo come funzionaria per human rights. Dov’è adesso un accesissimo conflitto fra ribelli e lealisti distrugge Stato e popolazione.
Le sue condizioni sono abbastanza precarie: è accampata in una postazione di ribelli che le costa 50 dollari a notte e non può permettersi assicurazione e altri supporti indispensabili in un contesto del genere. Tutto ciò per vedersi negato anche il suo diritto di raccontare la verità e la dinamica reale che genera il conflitto Siriano.
Di chi è la colpa?
Consapevoli del fatto che Francesca non è la sola e che ha chiesto a noi di specificarlo, di sottolineare come TUTTI  i Freelance siano carne da macello senza diritti, mandati al fronte a catturare l’ultimo proiettile esploso che colpisce la testa di un bambino, e non a raccontare la verità, scriviamo questa sorta di apologia dell’essere Freelance; ci ha chiesto di spiegare come qualunque giornalista che cerchi di vendere un’articolo di analisi e non di puro cronachismo spettacolarizzato, si veda sbarrata la porta in faccia poichè l’interesse reale è il sangue, la morte, la miseria che ci deve addormentare la coscienza critica e deve vendere.
La colpa è di coloro che non comprano articoli di analisi politico-sociale, che costringono i giornalisti a svendersi, alla ricerca dell’ultimo centesimo da guadagnare per poter continuare a scrivere sul posto, dove tutto diventa speculazione, dove non c’è più fiducia nei confronti dei giornalisti e la fiducia costa cara.
La colpa è di quelle testate che vogliono trasmettere solamente immagini di depravazioni, che scottano e non colpiscono, che rimangono nella superficie della nostra immaginazione. Immagini a cui ci abituiamo, che non ci feriscono come dovrebbero perchè non sappiamo cosa è che le produce, non conosciamo le minime logiche di causa ed effetto, conosciamo solo sangue, fori di proiettili sui muri, la data dell’ultimo raid aereo che ha colpito a tot ora tale città uccidendo un determinato numero di uomini, donne, bambini.
I media, sono i veri colpevoli, che precarizzano il lavoro dei Freelance precarizzando la loro vita.
Gli editor dal cuore di denaro, pronti a cestinare ciò che la mano unita alla coscienza ferita ha prodotto sotto un bombardamento come se non valesse nulla, comodo sulla sua poltrona, davanti al suo macbook.
Spesso, o sempre, i Giornalisti Freelance non sono capaci di fare rete fra loro ma, messi l’uno contro l’altro dalle spietate logiche del mercato che, come abbiamo visto, infettano anche e soprattutto il settore dei media, si fanno guerra nella guerra, non si tutelano, si svendono, si limitano l’un l’altro.
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Le condizioni del giornalismo “dal luogo” sono pessime, senza alcun tipo di tutela. Si dovrebbe procedere ad una legislazione che garantisca diritti e condizioni ottimali per i Freelance che rischiano la vita, la tortura, la malattia per raccontarci cose che ci appaiono lontane e che i media con i loro personaggi manageriali e squallidamente computistici continuano a renderci lontani.
Dovremmo, tutti noi che ci occupiamo del settore, intessere relazioni e guadagnarci quello che ci spetta e che garantisca il nostro lavoro almeno lontanamente sicuro, minimizzando i rischi, massimizzando la nostra capacità espressiva. Noi, al soldo degli editor, soldati dei media.
Questo non è un articolo, è una denuncia.
E non vale un euro.
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Ringraziamo con particolare Affetto Francesca Borri, giornalista Freelance in Siria.