BLU VEINS OF ANGER

La lotta senza quartiere contro il sistema economico e politico che ci domina dà vita a differenti tipi di narrazioni. Sintomatiche sono le divergenze che sorgono tra i gruppi antagonisti proprio sulla base del tipo di “forma” che la lotta al capitalismo e ai suoi governi si dà. Spesso però il nostro nemico sembra essere ben più organizzato di quello che sembra, avendo dalla sua fenomenologie inconscie che si muovono su livelli incontrollabili e nefasti. Sono strumenti del capitale  l’atteggiamento consumistico, la sottile e iperbolica mercificazione ed alienazione di tutto ciò che tocchiamo, proviamo, usiamo. Tutto ciò avviene senza che ci sia una mano invisibile del complotto dietro questi meccanismi; essi sono scatenati dalla banale struttura economica del profitto privato. Il mercato sembra riuscire ad inglobare anche le narrazioni delle lotte, santificandole a feticcio, traendone profitto. Accade proprio questo quando degli attivisti, dei militanti dell’antagonismo utilizzino la forma artistica in svariati modi per restituire bellezza ai quartieri popolari schiacciati dall’alienazione e dalla vita sotto continuo sfruttamento. E’ il caso di Blu, artista bolognese di strada, attivo da anni nelle lotte e fautore di numerose opere d’arte che hanno colorato i templi e i fortini dell’antagonismo in Italia e in europa.

 

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Ma il capitale ha i suoi mezzi e sa colpire anticipatamente ed in modo ignobile proprio ciò che va contro se stesso. Ed ecco che a Bologna si consuma l’improbabile, sotto gli occhi attoniti di chi non comprende le dinamiche dell’antagonismo. Blu cancella le sue opere.

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La gentrificazione (dall’inglese gendrification) è un fenomeno economico-sociale che consiste nel tentativo da parte della borghesia economica delle città di “riqualificare” quartieri popolari e renderli soggetti attivi del libero mercato. In parole povere si sgomberano i luoghi sociali e della politica dal basso, le occupazioni a scopo abitativo, i centri sociali e si aprono negozi previo abbellimento a progetto. E’ quello che è successo con expo, che accadeva prima con i mondiali e con le olimpiadi in tutto il mondo. Il capitale usa strumentalmente le narrazioni antagoniste per trarne profitti. Ma senza una ignobile e caricaturale preveggenza, lo fa perchè è la natura dell’economia capitalista, la deviata mistificazione, l’uso mercificato dell’arte. Ed ecco che nei quartieri popolari di Bologna, nel quadro di un piano generale di riqualificazione a scopo commerciale, le opere di Blu vengono valutate da mercanti d’arte professionisti e si tenta di allestire delle mostre e delle collezioni private, per fare della street art il fenomeno post-moderno più vivace della borghesia progressista. Ma l’occhio attento e sagace di Blu non casca nel tranello. Con una schiettezza e una dose di orgoglio antagonista non indifferente una squadra di militanti cancella tutte le opere dai muri, che sono di chi li scrive e non di chi ci specula, proprietà delle lotte sociali, non del profitto privato.

Spesso a molti pare che le opere della street art siano il punto più alto del writing, in quanto non sporcano, ma abbelliscono seriamente quartieri fatiscenti. Noi siamo contrari a questo modo di intendere l’arte di strada. A nostro avviso essa deve sporcare i muri, delegittimare i poteri, essere espressione di un sentimento avverso al mondo circostante. La rabbia stona, non concilia. L’odio straripa in colate insensate ed irrazionali di vernice, non usa la prospettiva del compromesso sociale tra committenza e artista. La street art è pericolosa.

Esprimiamo solidarietà a Blu, comprendendo la sua scelta. Meglio cancellare tutto che darlo in pasto agli squali della speculazione artistica, ai divoratori del ready-made, ai profanatori del sentimento. L’arte non è mercato. La ragione non è in vendita. La lotta continua.

Ci piace pensare ad un’arte che sia strumento rivoluzionario, che inglobi nelle sue forme l’accanito risentimento e il generale amore per la vita schiaciata dall’oggetto-merce. Che si opponga deliberatamente all’orpello e si dipani nell’equilibrio tra significante e significato nella sua forma più completa. L’arte del ventunesimo secolo deve rifuggire dai mercati, deve autosostenersi ed essere strumento rivoluzionario, dev’essere la luce in fondo al tunnel del citazionismo mescolante dei linguaggi, della fine della storia del post-moderno. Blu ci ha dato una grossa lezione. Ora prendiamoci i muri della borghesia.