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Ludovica De Santis, Lucid Dream, in corso

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ludovica de santis

Intervista a cura di Federica D'Ercole

Segue la nostra intervista a Ludovica De Santis, curatrice del mese di maggio per Nea Magazine.

Chi è Ludovica De Santis?

 

Ho avuto sicuramente un percorso ibrido, ma provengo dal cinema, e ho sempre sviluppato la pratica fotografica in modo parallelo al mio lavoro. Questo mi ha permesso di intraprendere un percorso differenziato, nel senso che ho fatto tanta gavetta sia a livello fotografico sia videografico, da un punto di vista più tecnico, per poi comprendere quale fosse il mio vero mezzo espressivo. A un certo punto del mio percorso c’è stata una biforcazione. Ho cominciato a sviluppare i miei progetti personali di fotografia.

Qual è il tuo approccio al discorso fotografico, cioè qual è il tuo stile o, se vuoi,  il tuo interesse principale formale?

È sempre difficile rispondere a questa domanda. Penso di essere in una fase in cui mi sento più matura, o almeno me lo auguro. Lavoro molto cercando nessi con tematiche legate al mondo interiore come la psicanalisi, la psicologia o le neuroscienze. Anche a livello pratico mi faccio guidare da tutta una serie di fattori consci e inconsci, e sicuramente c’è una grande influenza rispetto al passato da parte di correnti artistiche che mi hanno formata molto durante gli anni universitari a Parigi, più legate alla ricerca interiore.

Ti chiederei se c’è stato un evento significativo o un punto di svolta, che ha segnato il tuo rapporto con la fotografia. 



Interessante questa domanda. Credo che più che un evento significativo ci sia stata una risposta a livello psicologico e umano. In poco tempo ricordo di aver capito profondamente quanto la fotografia mi rendesse libera e indipendente a livello artistico, cosa che ad esempio non avviene con il cinema (in quanto industria) e in tante altre discipline artistiche o creative. Ovviamente anche la fotografia ha un suo mercato, una sua bolla ripiegata su se stessa, però il mezzo ti permette comunque di avere bisogno di molto poco a livello logistico o materiale. La fotografia ti permette di scegliere la strada che che vuoi intraprendere senza dipendere da nessuno a livello di sviluppo e finanziamento del progetto. Ecco si, la fotografia mi ha fatto sentire veramente libera.

«Lavoro molto cercando nessi con tematiche legate al mondo interiore [...]. Mi faccio guidare da tutta una serie di fattori consci e inconsci.»

C’è un tuo progetto fotografico a cui sei particolarmente legata?




Bella domanda anche questa. Ti direi l’ultimo che ho concluso (Onironautica n.d.r.) perché è il primo progetto concettuale che riesco a portare a termine e in cui sento di averci messo una parte di me,  una mia visione del mondo e anche una restituzione generosa da parte del mondo. In tanti altri progetti, al di là dell’approccio al progetto, avevo sempre la sensazione di essere a metà tra me e il mondo, in una sorta di compromesso. È come se in un certo senso non riuscissi a trovare la chiave proprio perché non ero ancora in un momento di maturità artistica tale da non sentir mancare nulla. Ora invece sono molto curiosa, ora che percepisco questo equilibrio tra me e l’atto creativo.



Hai un progetto nel cassetto, qualcosa che ti stuzzica, che ti stimola dal punto di vista creativo, e che ti piacerebbe realizzare in connessione con altre figure creative?


Eh, tante cose. Ad esempio mi piacerebbe tantissimo lavorare con la scultura, ma in una direzione più iperrealista. Mi piacerebbe tantissimo lavorare con degli scenografi. Ad esempio poco tempo fa sono stata a uno spettacolo di burlesque, e ho realizzato che mi piacerebbe tantissimo avere a che fare con le performer, o con artisti che hanno un approccio compositivo produttivo rispetto ad esempio alla musica. Quindi sì, tantissimo. Con dei fotografi c’ho pensato, mi piacerebbe sicuramente realizzare dei progetti che sviluppino magari un altro versante più ironico del lavoro che faccio o rispetto all’approccio che ho io.

C’è un autore, uno scrittore o una scrittrice, che ti piacerebbe scrivesse a partire dalle tue foto?



Questa domanda è tostissima. C’è una scrittrice che mi ha proprio folgorata nella vita: Agota Kristof. La Trilogia della città di K. mi ha molto segnata e quindi sarei davvero curiosa di leggere quello che avrebbe potuto scrivere, seguendo lo stile della Trilogia, a partire dalle mie foto. Oppure c’è un bellissimo libro di Aldo Palazzeschi, Il codice di Perelà. A dirla tutta aggiungerei come riferimenti letterari anche La cantatrice chauve di E. Ionesco e La scopa del sistema di David F. Wallace.

Hai mai collaborato con qualcuno che si occupa proprio di scrittura?



Ho realizzato un progetto due o tre anni fa sulla mia provincia, che è la provincia laziale della Tuscia, e una mia amica, Irene Graziosi,  si è ispirata, cioè ha osservato, studiato le mie foto della serie che è stata esposta a Locarno per poi scriverci un racconto. Quella è stata l’unica esperienza di scrittura a partire dai miei scatti.

Poi successivamente anche io ho scritto partendo dalle note dei miei sogni (sempre in relazione a Onironautica n.d.r.). Ho registrato una serie di sogni, di informazioni e le ho associate alle mie foto e credo che questa operazione sia molto potente.

 

C’è un autore del passato che ti ha ispirato particolarmente e perché?


Sicuramente sono stata influenzata da Claude Cahun. Ad esempio nella prima selezione che ho fatto per Nea c’è tutta una serie di nomi molto potenti di artistə che ho amato molto e che mi hanno influenzata. Poi, sarà anche un cliché, ma dico Nan Goldin. Ecco, non riesco a non fare questi nomi, come non riesco a non fare quello di Sally Mann o Ilse Bing. Poi ovviamente anche autrici contemporanee come Alessandra Sanguinetti, secondo me lei ha  un tratto distinto nel suo approccio documentario. 



Che cos’è immancabile in una fotografia che funziona?



Quello che è fondamentale è sicuramente avere un proprio angolo visivo del mondo. Oggi, dal momento che viviamo in un momento storico in cui il tecnicismo lascia un po’ il tempo che trova in senso virtuoso, credo sia ancora più necessario avere una propria visione, un proprio linguaggio, un proprio slancio creativo. Guardare una foto e sentire che c’è qualcosa che va oltre la realtà, oltre la propria realtà.

Ultima domanda. Ti sentiresti di proporci qualcuno per una delle prossime curatele di Nea?



Il primo potrebbe essere @bukkakeconnection su Instagram. È una persona che fa street da telefono; la seconda invece Kristina Rozhkova (@strapon_svinopas) una fotografa russa con un’estetica cruda. E poi c’è una ragazza che mi piace tantissimo che si chiama Cinzia Laliscia, con un approccio molto delicato ed etereo. 



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